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Vecchio 25-09-2007, 17.43.56   #51
dafne
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Predefinito perdonarsi

...e lui mi manca tantissimo ma so che stare lontani adesso è l'unica cosa che può aiutarci...non so se mi perdonerà mai per avergli chiesto di non farsi più sentire ma io continuo a perdonare me perchè era l'unica cosa da fare...
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Vecchio 25-09-2007, 17.46.47   #52
stella
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non ti chiedo scusa per le scuse anche se ne ho avuto la tentazione
Ciao Dafne
Chiedere scusa abbastanza spesso vuol dire che essendo autocritica con te stessa, ti perdoni e ti approvi più facilmente se qualcuno ti perdona ????

Succede anche a me di chiedere scusa quasi ad ogni passo che faccio, ma non tanto e non solo per essere scusata, quanto per sentirmi approvata per poter perdonarmi qualcosa di me che non è stato perfetto.... questo vuol dire che per star bene ho bisogno di un consenso o di un perdono, se mi sembra di aver contrariato qualcuno... o se mi sembra di non essere stata all'altezza di una situazione.....
La mia accettazione di me in questo modo passa attraverso quello che gli altri pensano di me.... Anche se lo so che per essere veramente padrona di me stessa e della mia vita dovrei agire indipendentemente da quello che pensano di me, dovrei accettarmi con le mie imperfezioni e non chiedere scusa per questo...

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Vecchio 25-09-2007, 18.35.15   #53
turaz
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a me è successo di troncare e poi di ritrovarmi successivamente con maggior consapevolezza.
quindi non ti abbattere per il passato.
cerca di comprendere cosa dovevi comprendere e guarda avanti.
mio consiglio spassionato
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Vecchio 26-09-2007, 14.42.32   #54
dafne
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Ciao Dafne
Chiedere scusa abbastanza spesso vuol dire che essendo autocritica con te stessa, ti perdoni e ti approvi più facilmente se qualcuno ti perdona ????
sai c'era uno scrittore di cui ho ovviamente ho scordato il nome, che diceva che crediamo sempre che gli altri ci prestimo molta più attenzione di quanto in realtà fanno..alle volte chiedo scusa tante volte peerchè ho bisogno di essere SICURA che l'altro mi ha perdonato (magari per stupidate a cui neanche valeva la pena di chiedere scusa)e qualche volta..beh..può anche essere che mi scappi di essere un pò leccacul...ops... niente parolacce...

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Succede anche a me di chiedere scusa quasi ad ogni passo che faccio, ma non tanto e non solo per essere scusata, quanto per sentirmi approvata per poter perdonarmi qualcosa di me che non è stato perfetto.... questo vuol dire che per star bene ho bisogno di un consenso o di un perdono, se mi sembra di aver contrariato qualcuno... o se mi sembra di non essere stata all'altezza di una situazione.....
La mia accettazione di me in questo modo passa attraverso quello che gli altri pensano di me.... Anche se lo so che per essere veramente padrona di me stessa e della mia vita dovrei agire indipendentemente da quello che pensano di me, dovrei accettarmi con le mie imperfezioni e non chiedere scusa per questo...


si è così, il problema che alle volte io passo alla sponda opposta non ascoltando nessuno e reagendo chiudendomi a riccio...mmmm...un pò come faceva l'uomo che ho lasciato...sarebbe davvero curioso se il motivo per cui l'ho lascito, la sua freddezza, forse una parte marcata del mio carattere che io continuo con vigore a nascondere a me stessa... ...davvero ridicolo sarebbe...
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Vecchio 26-09-2007, 14.44.37   #55
dafne
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porcaccia miseria non riuscirò mai a postare una risposta con una citazione senza fare un macello....

un corso intensivo?...e magari un pò di sbranina??
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Vecchio 26-09-2007, 15.50.13   #56
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porcaccia miseria non riuscirò mai a postare una risposta con una citazione senza fare un macello....

un corso intensivo?...e magari un pò di sbranina??
O.T.
Beh se il meccanismo dei tag ti rimane ostico, come ti avevo detto rispondi tutto sotto in fondo senza mettere in mezzo
Adesso proverò ad inventarmi un trucco per facilitare la cosa.... fa comodo pure a me per far più svelto, segui le novità in bacheca.
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Vecchio 26-09-2007, 17.51.10   #57
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sai c'era uno scrittore di cui ho ovviamente ho scordato il nome, che diceva che crediamo sempre che gli altri ci prestimo molta più attenzione di quanto in realtà fanno..alle volte chiedo scusa tante volte peerchè ho bisogno di essere SICURA che l'altro mi ha perdonato (magari per stupidate a cui neanche valeva la pena di chiedere scusa)e qualche volta..beh..può anche essere che mi scappi di essere un pò leccacul...ops... niente parolacce...
E' vero questo, spesso crediamo che gli altri diano la stessa attenzione che diamo noi a quello che ci sta a cuore.... e forse noi facciamo la stessa cosa rispetto un'altra persona...

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si è così, il problema che alle volte io passo alla sponda opposta non ascoltando nessuno e reagendo chiudendomi a riccio...mmmm...un pò come faceva l'uomo che ho lasciato...sarebbe davvero curioso se il motivo per cui l'ho lascito, la sua freddezza, forse una parte marcata del mio carattere che io continuo con vigore a nascondere a me stessa... ...davvero ridicolo sarebbe...
Potrebbe essere..... tu in cerca di conferme, lui che si chiude, e tu che a tua volta ti chiudi....
Forse, se le conferme che cerchi le trovassi in te stessa, lui non avrebbe motivo di chiudersi e tu non avresti motivo di reagire....
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Vecchio 26-09-2007, 22.21.13   #58
Ray
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A volte un buon modo per iniziare ad affrontare un eccessivo bisogno di riconoscimento (conferma di esserci) è una dieta autoimposta...
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Vecchio 27-09-2007, 09.05.34   #59
dafne
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Predefinito dieta?

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A volte un buon modo per iniziare ad affrontare un eccessivo bisogno di riconoscimento (conferma di esserci) è una dieta autoimposta...

mi puoi spiegare perchè?
..te lo chiedo perchè nei periodi in cui non ho avuto bisogno di conferme dagli altri sono dimagrita in modo assolutamente naturale e, se mi passi il termine, indolore, senza diete forzate in pratica, mentre quando non mi sento a posto con gli altri "metto su" un sacco di kg.....se sono di nuovo O.T.mandami su una discussione a tema (e non a quel paese )
GRAZIE
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Vecchio 27-09-2007, 09.28.50   #60
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A prima vista potrebbe dipendere dal fatto che ci difendiamo dalle delusioni.
Il corpo manifesta ciò che noi non riusciamo a comprendere in noi, così la paura appunto di non essere accettati dal di fuori rende il corpo inaccettabile per noi. Ci auto specchiamo in ciò che per noi è più palese. Somamtizziamo. Se invece si sta bene con noi stessi, dentro, ecco che il corpo perde la parvensa di inadeguatezza.
Dipende da quanto siamo capaci di bastare a noi stessi.

Quel che dice Ray è di non dare soddisfazione ad un bisogno che ci mangia ma piuttosto cercare con un pò di sofferenza volontaria ma cosciente di insegnare ed educare quella parte di noi la rinunciare.

Però questo rischia di farci cadere nell'eccesso e nella rigidità. Quindi attenzione a non apllicarla come regola a tutto ma sempre usarla come scelta. C'è un bel precetto che si usa in certi ambienti che dice: astieniti da tutto e usati di utto.

Ma aspettiamo cosa inteva ray
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Vecchio 27-09-2007, 09.45.07   #61
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Volevo aspettare che rispondesse Ray... ma prima che partiate per una tangente, non credo che intendesse dieta alimentare.
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Vecchio 27-09-2007, 09.49.08   #62
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Nemmeno io

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Quel che dice Ray è di non dare soddisfazione ad un bisogno che ci mangia ma piuttosto cercare con un pò di sofferenza volontaria ma cosciente di insegnare ed educare quella parte di noi la rinunciare.
Forse qui si poteva capire male ma parlavo di rinunciare a quell' atteggiamento non al cibo.


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Vecchio 27-09-2007, 09.49.37   #63
dafne
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...quindi un pò di astinenza dagli altri?
però credo che anche a livello fisico ci sia un riflesso se facciamo "indigestione" degli altri...
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Vecchio 27-09-2007, 20.12.16   #64
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Volevo aspettare che rispondesse Ray... ma prima che partiate per una tangente, non credo che intendesse dieta alimentare.
Si infatti, mi dispiace aver causato equivoci, anche se... interessanti equivoci.

A volte un buon modo per iniziare ad affrontare un eccessivo bisogno di riconoscimento (conferma di esserci) è una dieta autoimposta... (era la frase... non ho fatto il multiquote)

intendevo più o meno quel che dice Sole, ovvero astensione volontaria ma magari non totale (la dieta non è il digiuno ed è comunque temporanea anche se fosse un po' di digiuno) dalla soddisfazione automatica del bisogno. Perchè? Perchè se riconosco in me un bisogno e riconosco che è eccessivo e quindi lo subiso, la decisione volontaria di non soddisfarlo (ovviamente con coscienza e "osservazione" sennò è come sbattere la testa nel muro o mettersi un cilicio a vanvera) crea quella particolare tensione che, da una parte può mettere a nudo aspetti di noi stessi collegati al bisogno e dall'altra impone nuovi atteggimanti mentali nei confronti del bisogno stesso. Chiaramente, se non c'è coscienza nel farlo, si ottine solo si spostare il problema in un altro meccanismo di solito peggiore. In ogni caso sottolineo che ho detto "un buon modo di iniziare", nel senso che è un modo e non il modo e nel senso che non basta questo (almeno non sempre).
Però il farlo crea una nuova situazione, apre una nuova porta, e quindi nuove prospettive e nuove possibilità.

Interessante però che la metafora, presa in modo letterale, abbia trovato comunque una sua applicazione non assurda. Probabilmente se, per scelta o per caso, si acchiappa quella buona, si trovano degli appoggi e delle corrispondenze anche nel "materiale". Un po' quello che accede con gli esempi (se reggono)...
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Vecchio 26-02-2009, 14.11.51   #65
dafne
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Sono due cose che si incrociano ma rimangono diverse:
Uno è quello che gli altri vorrebbero da noi.
L'altra è quello che noi vorremmo gli altri vogliano da noi.

La prima non va assecondata per nulla al mondo, a meno che non riconosciamo che quest'altro vede qualcosa di noi che può aiutarci ad andare avanti nella strada che abbiamo scelto. La seconda cade da sola quando ci conosciamo perchè non assecondiamo più la prima

Non si capisce vero?

adesso la capisco e so anche di non aver voluto vedere quel "riconoscere qualcosa che può aiutarci" (mamma che effetto rileggermi, mi faccio quasi tenerezza...dopo la voglia di prendermi a schiaffi..hehehehe) così come di essere ancora invischiata nella prima...

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Vecchio 10-04-2009, 19.11.23   #66
Lion
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La metto quà perchè mi sembrava il posto più adatto.. (casomai Uno sposala tu dove è meglio)

Come si fa veramente ad accettarsi? Cioè, se a livello metale ti dici che ad una certa età dovresti essere in un certo modo ma, in realtà tu ti senti completamente diverso e quindi inferiore, che si fa?
Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?

Oppure quando ci si sente bene si è convinti di essersi accettati, ma dopo nel momento di difficoltà ti sembra di non aver fatto nulla ed essere punto a capo.. Allora vuol dire che uno non si è accettato realmente? Attendo risposte, grazie in anticipo
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Vecchio 10-04-2009, 22.39.04   #67
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Come si fa veramente ad accettarsi? Cioè, se a livello metale ti dici che ad una certa età dovresti essere in un certo modo ma, in realtà tu ti senti completamente diverso e quindi inferiore, che si fa?
Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?

Bisogna accettare quello che si e' non quello che si vorrebbe essere ,poi da li'
non star fermi ,
da li si parte con umilta' per cambiare.
Non si deve accettare o volere quello che non si e' per cadere di continuo.
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Vecchio 11-04-2009, 14.11.46   #68
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La metto quà perchè mi sembrava il posto più adatto.. (casomai Uno sposala tu dove è meglio)

Come si fa veramente ad accettarsi?
Non lo so!

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Cioè, se a livello metale ti dici che ad una certa età dovresti essere in un certo modo ma, in realtà tu ti senti completamente diverso e quindi inferiore, che si fa?
Però penso che la cosa più deleteria sia fare classifiche e paragoni, ognuno in partenza è quello che è. Magari studiare bene quello che si è importante perchè conoscere la base da dove si parte farà in modo poi di valutare il cammino fatto, ma mai rispetto agli altri ma rispetto a da dove siamo partiti. Solo così possiamo smettere di sminuirci. Ricordando che non siamo tutti uguali ed ognuno ha il suo cammino da percorrere bello o brutto che sia. Quindi cancella inferiore e superiore ne va della tua forza della tua energia.

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Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Io credo guardando me stessa che se ripartono i pensieri è perchè non c'è stata accettazione vera ma solo intellettuale e non si è fatto ciò che ho descritto sopra...partire da noi e mettere tutta l'attenzione su di noi, basta altri loro badino a loro stessi noi badiamo a noi e fine dei paragoni. Tu sei Tu e nessun altro.

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Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?
Beh perdere il lavoro è brutto si sta male.
Però ci sono cose che si possono cambiare allora bisogna lottare perchè ciò avvenga. Ci sono cose che non si possono cambiare allora bisogna accettarle, magari come qualcosa che ci spinge in un altra direzione per esempio, oppure non era la nostra strada, oppure....trova tu una ragione e mettiti il cuore in pace e poi muoviti verso un altro lavoro.
Ma non pensare mai che le cose avvengano in un battibaleno ogni cosa ha i suo corso nel tempo e anche questo va accettato.

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Oppure quando ci si sente bene si è convinti di essersi accettati, ma dopo nel momento di difficoltà ti sembra di non aver fatto nulla ed essere punto a capo.. Allora vuol dire che uno non si è accettato realmente? Attendo risposte, grazie in anticipo
Eh non è facile rispondere a questa domanda per me vorrei darmela anche io la risposta, segno evidendente che ci sto lavorando anche io, perchè a parole siamo tutti bravi ma al lato pratico ci vuole volontà di ferro e voglia di continuare a fare anche quando le cose non vanno come ci aspettavamo ( niente aspettative) chissà forse siamo sempre messi alla prova sino a che la "magia" non si compie definitivamente. Per ora non lo so.
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Vecchio 11-04-2009, 15.12.46   #69
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Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?

Oppure quando ci si sente bene si è convinti di essersi accettati, ma dopo nel momento di difficoltà ti sembra di non aver fatto nulla ed essere punto a capo.. Allora vuol dire che uno non si è accettato realmente? Attendo risposte, grazie in anticipo
E' questo il punto, è ciclico, un'onda che sale e scende, questo cerco di ricordarmelo sempre, che 'tutto passa'. Me lo sono ripetuto nei momenti di disperazione, quelli in cui non vedi soluzioni da nessuna parte, e ti sembra di non poter fare altro che aspettare, perchè non hai la forza di fare alcunchè, oltre a cercare di resistere. E che 'tutto passa' me lo ripeto nei momenti in cui le cose sembrano andare meglio, con la differenza che ne approfitto per rigenerarmi e per cercare di fare un piccolo passetto in più, in modo da non ritrovarmi dopo, come dici tu, 'punto e a capo'. Anche se sicuramente poi mi ci sentirò lo stesso, posso sempre sperare che quel passetto rimanga...
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Vecchio 11-04-2009, 16.01.29   #70
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Come si fa veramente ad accettarsi?
Per accettarsi veramente serve sapere ciò che siamo veramente.
Nel tempo ho compreso che l'accettazione di me stesso, (nel bene e nel male) passa dalla presa di coscienza di chi sono.
Ricordo che le prime prese di coscienza di chi sono mi fecero molto male perchè vidi un gufetto che non volevo accettare. Piano piano ho accettato parti di me che non volevo vedere. Molte cose di me erano indotte dalla mia famiglia, dagli amici... volevo sentirmi accettato da loro.

Fin dalla nascita la paura più grossa che avevo/ho è la sensazione di abbandono dai miei affetti. Crescendo, per evitare questa paura, l'abbandono, sono venuto a compromessi con me stesso.
Col tempo, parti di me che stridevano con l'immagine accettata dalle persone vicino a me (dai miei affetti) venivano accantonate e nascoste.

Questo meccanismo è invevitabile quando non ci si pone domande del tipo "chi sono?".

Un giorno capii che qualcosa non tornava nel mio vivere, così poco alla volta ho cominiciato a pormi questa domanda "chi sono?". Ancora oggi continuo a pormela e forse un giorno arriverò ad accettarmi per quello che sono.


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Vecchio 11-04-2009, 17.11.27   #71
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Fin dalla nascita la paura più grossa che avevo/ho è la sensazione di abbandono dai miei affetti. Crescendo, per evitare questa paura, l'abbandono, sono venuto a compromessi con me stesso.
Col tempo, parti di me che stridevano con l'immagine accettata dalle persone vicino a me (dai miei affetti) venivano accantonate e nascoste.

Questo meccanismo è invevitabile quando non ci si pone domande del tipo "chi sono?".

Un giorno capii che qualcosa non tornava nel mio vivere, così poco alla volta ho cominiciato a pormi questa domanda "chi sono?". Ancora oggi continuo a pormela e forse un giorno arriverò ad accettarmi per quello che sono.

Le parole che ho evidenziato sono vere anche per me, tendo ad accantonare e nascondere parti di me che stridono con l'immagine accettata dalle persone a cui tengo, cioè tendo a proiettare di me un'immagine migliore di quello che veramente sono, migliore secondo il mio giudizio soggettivo e non è detto che questo sia vero in assoluto, perchè penso che è questo che vogliono vedere di me...
Allora mi viene da pensare che l'accettarsi passi dalle conferme di chi ci sta vicino, quindi le parti di me che nascondo non le accetto o le vivo di nascosto generando così sensi di colpa irrisolti.
Rispondere alla domanda "Chi sono ?" implica una conoscenza di se stessi, ma conoscere non vuol dire accettare.
Ma se ribalto la questione, cioè se guardo cosa accetto delle persone vicine a me, mi rendo conto che le accetto per quello che sono e che vogliono mostrare di sè, ma anche per le loro parti nascoste che so che ci sono e che qualche volta emergono quando abbassano la guardia, ed è in quel momento che le amo ancora di più, perchè le vedo come sono, e vedo che chi non ne fa un problema di mostrarsi come è sta più in pace con se stesso e di conseguenza si crea meno problemi con gli altri.
Quindi perchè mai non dovrebbero anche loro accettare le parti nascoste di me ?

Quando si passano dei periodi di crisi in cui emerge la nostra inadeguatezza e debolezza, sono queste parti che dobbiamo accettare di noi, il fatto è che specie in quei periodi non ci piacciamo e vorremmo essere diversi, come gli altri che vediamo più forti e migliori di noi, ma se ci rendiamo conto che la vita è una ruota che gira e che in un altro periodo loro si potrebbero sentire deboli in confronto a noi, dobbiamo accettarci come siamo e ripartire da lì, fare pace con noi stessi e pensare che quello che vediamo di noi è la stessa cosa che vedono gli altri di se stessi, e che il confronto che possiamo fare è molto relativo e in rapporto a ciò che stiamo vivendo in quel momento.
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Come si fa veramente ad accettarsi? Cioè, se a livello metale ti dici che ad una certa età dovresti essere in un certo modo ma, in realtà tu ti senti completamente diverso e quindi inferiore, che si fa?
Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?

Oppure quando ci si sente bene si è convinti di essersi accettati, ma dopo nel momento di difficoltà ti sembra di non aver fatto nulla ed essere punto a capo.. Allora vuol dire che uno non si è accettato realmente? Attendo risposte, grazie in anticipo
A me capita spesso di avere un'immagine di me ideale che non riesco mai a raggiungere, perchè tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare... penso che questo sia un fatto di attenzione di sè, spesso si vorrebbe una cosa ma al lato pratico non si fa nessun cambiamento per raggiungerla, non si modifica nulla, poi si dice per giustificarsi "che ci posso fare se sono fatto così" ma questo è un raccontarsela perchè in realtà significa "non voglio fare nessuno sforzo consapevole e duraturo per cambiare".... ma questo è un altro discorso, perchè se accetto e riconosco le mie debolezze posso cominciare a lavorare da quelle, però succede che quando il periodo nero passa ci si torna ad adagiare e quindi si ritorna punto e daccapo.
I momenti di crisi sono un momento prezioso per conoscerci ed accettarci e cercare di migliorarci, indubbiamente quando si superano ci si ritrova più forti di prima.
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Vecchio 12-04-2009, 00.12.14   #72
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Ma se ribalto la questione, cioè se guardo cosa accetto delle persone vicine a me, mi rendo conto che le accetto per quello che sono e che vogliono mostrare di sè, ma anche per le loro parti nascoste che so che ci sono e che qualche volta emergono quando abbassano la guardia, ed è in quel momento che le amo ancora di più, perchè le vedo come sono, e vedo che chi non ne fa un problema di mostrarsi come è sta più in pace con se stesso e di conseguenza si crea meno problemi con gli altri.
Quindi perchè mai non dovrebbero anche loro accettare le parti nascoste di me ?

Quando si passano dei periodi di crisi in cui emerge la nostra inadeguatezza e debolezza, sono queste parti che dobbiamo accettare di noi, il fatto è che specie in quei periodi non ci piacciamo e vorremmo essere diversi, come gli altri che vediamo più forti e migliori di noi, ma se ci rendiamo conto che la vita è una ruota che gira e che in un altro periodo loro si potrebbero sentire deboli in confronto a noi, dobbiamo accettarci come siamo e ripartire da lì, fare pace con noi stessi e pensare che quello che vediamo di noi è la stessa cosa che vedono gli altri di se stessi, e che il confronto che possiamo fare è molto relativo e in rapporto a ciò che stiamo vivendo in quel momento.
Hai proprio ragione Stella, succede anche a me questo, quando vedo veramente una persona con i suoi lati deboli scoperti, la amo ancora di più. Però non so per quale cavolo di motivo non riesco fare lo stesso con me stesso, e quindi capire e accettare che se anche la gente vede i miei lati deboli, non è detto che debba condannarmi e giudicarmi male (dopo qualcuno lo farà sicuramente), ma non tutti, o comunque chi interessa a me...
Farlo su noi stessi è davvero difficile, probabilmente perchè ognuno di noi ha in testa una sua immagine e quindi nel momento in cui questa non combacia con la realtà, questo ci provoca dolore e ci fa star male.


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A me capita spesso di avere un'immagine di me ideale che non riesco mai a raggiungere, perchè tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare... penso che questo sia un fatto di attenzione di sè, spesso si vorrebbe una cosa ma al lato pratico non si fa nessun cambiamento per raggiungerla, non si modifica nulla, poi si dice per giustificarsi "che ci posso fare se sono fatto così" ma questo è un raccontarsela perchè in realtà significa "non voglio fare nessuno sforzo consapevole e duraturo per cambiare".... ma questo è un altro discorso, perchè se accetto e riconosco le mie debolezze posso cominciare a lavorare da quelle, però succede che quando il periodo nero passa ci si torna ad adagiare e quindi si ritorna punto e daccapo.
I momenti di crisi sono un momento prezioso per conoscerci ed accettarci e cercare di migliorarci, indubbiamente quando si superano ci si ritrova più forti di prima.
Infatti è proprio così, superata una crisi ci sente più forti e più sicuri, il problema è che quando ci si ricasca dentro, non ci si riesce a rendere conto che non si è tornati all'inizio, e che quindi tanti passi sono stati fatti, ma evidentemente non a sufficienza...
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Vecchio 12-04-2009, 00.18.59   #73
Lion
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E' questo il punto, è ciclico, un'onda che sale e scende, questo cerco di ricordarmelo sempre, che 'tutto passa'. Me lo sono ripetuto nei momenti di disperazione, quelli in cui non vedi soluzioni da nessuna parte, e ti sembra di non poter fare altro che aspettare, perchè non hai la forza di fare alcunchè, oltre a cercare di resistere. E che 'tutto passa' me lo ripeto nei momenti in cui le cose sembrano andare meglio, con la differenza che ne approfitto per rigenerarmi e per cercare di fare un piccolo passetto in più, in modo da non ritrovarmi dopo, come dici tu, 'punto e a capo'. Anche se sicuramente poi mi ci sentirò lo stesso, posso sempre sperare che quel passetto rimanga...
Vero vero.., purtroppo credo che la difficoltà maggiore stia nel riuscire a mantenere la mente lucida nel momento di crisi ed essere quindi certi che qualche passetto è già stato fatto...
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Vecchio 12-04-2009, 22.25.31   #74
RedWitch
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La metto quà perchè mi sembrava il posto più adatto.. (casomai Uno sposala tu dove è meglio)

Come si fa veramente ad accettarsi? Cioè, se a livello metale ti dici che ad una certa età dovresti essere in un certo modo ma, in realtà tu ti senti completamente diverso e quindi inferiore, che si fa?
Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?

Oppure quando ci si sente bene si è convinti di essersi accettati, ma dopo nel momento di difficoltà ti sembra di non aver fatto nulla ed essere punto a capo.. Allora vuol dire che uno non si è accettato realmente? Attendo risposte, grazie in anticipo
Ciao Lion, e bentornato
Sono domande difficili, a cui non credo possa esistere una risposta unica.. sono d'accordo con te, si puo' ripetere a sè stessi che ci si accetta, ma finchè resta una cosa esclusivamente mentale, è una balla, e alla prima occasione risalta fuori il problema (o i problemi) per la non accettazione di sè... L'unica via per come la vedo è iniziare a conoscersi sul serio, e non sono d'accordo con Stella quando dice che conoscersi non significa accettarsi, vedere certe cose di sè onestamente per come la vedo è un ottimo passo.. quando hai visto davvero, sei a metà strada (anche un po' di più) per la risoluzione del problema. Accettarsi, significa imparare a vedersi piano piano, una cosa alla volta, essendo pero' sinceri con sè stessi (e non raccontandosela )... Di primo impatto se chiediamo a chiunque se si conosce, risponderà di si.. ma pochissimi si conoscono e sanno chi sono.

Il "sentirsi inferiore agli altri", lo conosco bene e so che non è facile conviverci, ma per quel che vale ti dico che piano piano si puo' superare.. e poi.. inferiore a chi? quale metro di paragone usiamo per confrontarci con gli altri?


Ultima modifica di RedWitch : 12-04-2009 alle ore 22.27.50.
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Vecchio 12-04-2009, 23.46.01   #75
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Come si fa veramente ad accettarsi? Cioè, se a livello metale ti dici che ad una certa età dovresti essere in un certo modo ma, in realtà tu ti senti completamente diverso e quindi inferiore, che si fa?
Cioè uno si può dire di accettarsi ma dopo ti risenti come sempre, ripartono i pensieri e tutto il circolo... Che fare quindi?
Ad esempio perdi il lavoro, come accetti sta roba? Oppure ti senti debole in certi lati di te stesso, come accettarsi e quindi iniziare a crescere?

Oppure quando ci si sente bene si è convinti di essersi accettati, ma dopo nel momento di difficoltà ti sembra di non aver fatto nulla ed essere punto a capo.. Allora vuol dire che uno non si è accettato realmente? Attendo risposte, grazie in anticipo
Trovo questo post molto interessante, anche perchè molte frasi avrei potuto scriverle io....
Penso che, innanzitutto, sia molto importante cercare di conoscere, o almeno capire, se stessi il più possibile.
Non è facile, ci vogliono anni di intro-spezione, auto osservazione di tanti aspetti ecc, però è molto importante per cercare di vedere le vere motivazioni del nostro agire, perchè facciamo una cosa o perchè non riusciamo a farne bene o serenamente un'altra.

Anche a me sembra spesso che tanti sforzi e tanto impegno non siano serviti ad essere, o perlomeno ad avvicinarmi ad essere, l'individuo che avevo in mente; probabilmente ciò è dovuto proprio ad alcuni lati e aspetti di me stesso (modi di essere, atteggiamenti verso di me e con gli altri, esperienze vissute o non vissute) che non sono ancora riuscito ad accettare/perdonare/comprendere/ricapitolare, non sò nemmeno quale sia il verbo più adatto...

Sento che fino a che questa operazione di accettazione/perdono/ricapitolazione di questi aspetti di me stesso non verrà pienamente, realmente e definitivamente compiuta, non riuscirò mai a progredire più di così:

posso leggere libri spirituali, fare meditazione, yoga, tutte cose che un pò possono aiutare, ma alla fine basta anche solo un episodio, una situazione, una frase e si viene riportati nuovamente a terra .

Uscire da una situazione così non è facile, purtroppo non posso darti grandi consigli visto che anche io, specie in quest'ultimo periodo, mi ci sto dannando l'anima , soprattutto perchè credo che alla fine le cose da accettare o perdonarsi realmente siano veramente poche, e magari ci conviviamo da decenni, da quando eravamo adolescenti o giù di lì, però riuscire a farlo realmente è veramente tosta
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